martedì 31 luglio 2018


Tre luci, oltre il confine di una strada.
Ed un filare luminoso, oltre.

“Perché sono infelice?”, si chiedeva un poeta.
“Dove sono scappate, le parole?
Dove le metonimie, le metafore, i chiasmi?
Dove gli endecasillabi, i quinari, i sonetti,
e dove le terzine, le strofe e le quartine?”.

Tre luci, oltre il confine di una strada.
Ed un filare luminoso, oltre.

“Dove fuggisti amato bene mio,
che mi desti coraggio a raccontare
tu, con le tue parole, Poesia,
la mia sete d'amore e il desiderio
della pace del cuore?”.

Tre luci, oltre il confine di una strada.
Ed un filare luminoso, oltre.

Rimaneva sospesa la domanda,
e l'occhio suo laggiù si risucchiava:
solo tre luci e quel filare, oltre.
© GdL







mercoledì 18 luglio 2018


Alcune ipotesi sul caso K (primo tentativo)


Gioco a cercar di capirti
e di capire
perché mi dà così piacere
questa mezz’ora mattutina

tipo di cose che facevo un tempo
e credevo scordate
Chiacchiere un po’ sbadate
aggiornamenti sugli umori…

Il piacere d’un rifugio

Di te so molto e nulla
so le cose che dici
ma soltanto indovino
quello che tieni celato:
Te

Una signora con la villa al Forte
(io odio la gente tipo Forte!)
una ragazza un tempo un po’ viziata
spiazzata dalla morte

e la fine di un mondo
di leggerezza e di affetti
quando l’Eden è mutato
in campo di battaglia e di fatica

Questo un po’ lo racconti
quasi a spiegare ogni cosa
La confidenza mi onora
eppure… eppure ancora
penso di saper poco

Non conosco gli amori e le speranze
né le storie di cui sei fatta
storie che forse sanno ancora
d’adolescenza e di provincia

Un cane e una bambina
sono le discordanze
misteri del tuo cuore
La pasta di cui sei fatta

E poi c’è il tuo pudore
il tuo imbarazzo se ti trovo in pianto
la tua serenità troppo asserita
(come se potesse esser serena, la vita)




Non so com’è stata finora
la tua vicenda d’amore
Non so se hai mai usato degli uomini
né se mai t’hanno usata

E non so quali cose ti toccano dentro profonde
una chiesa romanica
il paesaggio delle rias
il canto d’un uccello

Non so se ti piace la storia
o se sei solita pregare
Quali vie hai scelto
per diventare grande e quali gusti

Ti riempiresti di Mozart
per una sera intera
lasciandoti portare
in un nirvana d’ebrezza?

Non so se tu ami viaggiare
esplorare le cose e la vita
di questo piccolo mondo
non so se sei pronta a cercare la perla
là sotto là in basso
o se fuggi impaurita
al primo apparir del diverso

Non so se tu ami viaggiare
e se sogni i miei sogni
fuggire forse
in qualche posto lontano
povero e con tanto mare
(so però che non sogni
il mio sogno di morire)

Non conosco i tuoi vizi
e come posso dunque
pensare di conoscerti?
Né conosco le tue letture.

E non conosco la tua casa
i tuoi quadri preferiti
non conosco la tua stanza
non conosco i tuoi miti

Conosco una bella signora gentile
che la mattina m’aspetta
per avviare la giornata
con un caffè e qualche sigaretta

Conosco il tuo humor spontaneo
scherzosamente pungente
e qualcosa mi par d’aver capito
del “campo di battaglia e di fatica”

Conosco la lieve mia pena
di saper così poco
del tuo orgoglio e della tua solitudine
come se certe porte fossero senza più chiave

Cerco di scardinarle dicendoti di me stesso
e s’io sapessi chi sono
e come dirti di me
certo avrei più successo

Ma il mio lavoro di spia
passo passo continua
e così la garbata fatica
di seduttore old fashion

Per questo, io credo, mi chiedi
se queste parole che scrivo saranno d’amore
Sì forse lo sono
Ma non so quale tipo d’amore

Amore è dividere un sogno
Amore è essere uni
Amore è varcare una soglia
per qualche ora o per sempre

Ma amore
è anche un segreto spartito
uno un rapido sguardo d’intesa
e tanta fiducia nell’altro
da porgerci disarmati

Oppure ancora altre cose
che lungo sarebbe narrare
Amore è magia e preghiera
Amore è voce di Dio

E noi? E tu? Ed io?
Non so se un amore è possibile
(eh già
c’è anche la faccenda dell’età!)

Non so se la molla per te
è poca o tanta amicizia e simpatia
e il resto è una storia che è nata
soltanto
dalla mia zucca barocca

So solo per ora che vorrei tanto
(non so come né quando)
conoscere il sapore della tua bocca. La Semada, 17 luglio 2006

venerdì 13 luglio 2018


VACANZA

Con riluttanza, pigramente, in un pomeriggio di vacanza marina in cui non so cosa fare, decido di andare a messa, alle diciotto.
La chiesa piccola, curata da poche zelantissime suore, è praticamente deserta. Nelle prime panche stanno le fedeli signore che so partecipare tutte le sere al rito.
Io mi metto, seminascosta , in fondo, in un angolo , su una panca che mi dovrebbe garantire un po' di frescura. Accanto a me una piccola suora si volta, sorride.
Non mi sento molto a posto, nella nullafacenza venata di qualche amarezza che mi porto dietro, mare o non mare.
Seguo distrattamente, osservo la luce che piove da un finestrone, la calvizie del celebrante, la sciarpa di una signora...Bel modo di stare a messa, vergogna!
Una breve omelia, seduta a godere la frescura.
In quel momento una figura scura, un fagotto ambulante più che una persona, si materializza dall'ingresso e viene a sistemarsi davanti a me, quasi alla mia sinistra.
Noto subito i tre enormi borsoni che porta con sé, apparentemente assai pesanti e che fa cadere dalle spalle sul pavimento. Poi mi colpisce il suo abbigliamento: stivali, pantaloni neri pesanti, un giaccone di pelle chiuso fino al collo: con il caldo che fa, è sconvolgente. Infine realizzo che è una donna, una giovane donna, con una lunga coda di capelli scuri, scomposta, sulle spalle.
Allora la mia fantasia, sorretta dalla curiosità, si scatena. Chi sarà? Da dove verrà? Cosa farà abitualmente? Non emana un buon odore, si capisce. E cosa conterranno quei borsoni pesanti e scuri, come tutto è scuro in lei, che ha buttato in terra?
Cerco risposte, non le tolgo gli occhi di dosso: non si è seduta, ed è rimasta, come me del resto,
in fondo alla chiesa, in un angolo. Non può essere una zingara, non ne ha l'abbigliamento. Forse viene da una giostra , da qualcosa simile a un circo, che si esibisce per strada? Forse è una demente, che vuole vivere così? E mi fermo su questo pensiero: probabilmente è una randagia, una barbona girovaga. Così giovane.
La suora accanto non pare colpita, forse la conosce. Continuo a domandarmi come faccia quella ragazza a vivere così, se abbia una casa, se abbia parenti, un affetto, se si lavi ogni tanto...
Ma ecco, è il momento dell'Elevazione, e allora accade ciò che mi ammutolisce i pensieri, e mi spiazza : la ragazza si inginocchia in terra, meglio, quasi si sdraia sul pavimento. Da tutta la sua persona emerge un'arrendevolezza totale, un completo abbandono e insieme un'intensa, indescrivibile forza di preghiera.
Non riesco a staccare gli occhi da lei.
Finita la messa, la piccola suora si volta verso di me e , senza conoscermi, mi tende la mano e dice con un sorriso: ”Ci vediamo domani”.
Torno due giorni dopo. La suora mi sorride di nuovo. Di nuovo la ragazza arriva, e tutto si ripete. Capisco che va a messa tutte le sere.
Passato il tempo stabilito, nel primo pomeriggio di una giornata umida e caldissima, percorro con le persone amiche la strada infuocata verso il pullman che ci riporterà a casa. Verso la fine, la strada è costeggiata da un muretto. Su di esso, con tutti i suoi borsoni accanto, siede la ragazza.
Ha piegato un foglio di carta in modo che sia una conca e lo ha messo bene in vista, come un piattino. Sta seduta raccolta in sé, in quello scafandro di giaccone, sotto quel sole. Non chiede, sembra non vederci. Sistemate le valigie io devo, devo assolutamente scendere, devo guardarla in faccia. Ne sento la necessità.
Si volta alla mia voce, ringrazia e risponde a una forse maldestra ed enfatica frase di augurio, ma lo fa con distacco. Mi dice, al plurale: “Anche a voi.”

Giovanna de Luca


giovedì 12 luglio 2018

https://www.youtube.com/watch?v=6NaXBVUzB7o&feature=share