Letteratura
giovedì 21 giugno 2018
domenica 17 giugno 2018
Il
Gelsomino
È
strano, raccontava la donna,
questo
vivere a metà:
ti
aspetti sempre che la porta s'apra,
che lo
spazio s'ingombri
di una
fisicità.
Io non
capivo, perché avevo
vent'anni,
e nessun vuoto
dentro
la mia vita.
Non ti
basta , chiedevo,
quel
che è stato? Pensa
che
tutto ha un suo principio,
e
muore, dicevo sussiegosa.
Lei
stava zitta, e aveva nello sguardo
tutti
gli amori non dimenticati.
Alla
tua età, pensavo e non dicevo,
raccogli
il tempo, ringrazia il destino.
Lei
stava zitta, e aveva nello sguardo
un
riflesso di fiamma , come
una
solitudine che brucia.
Ci
profumava accanto il gelsomino,
intenso
e caldo, nel tramonto rosa.
Mi sei
venuta in mente questa sera,
mentre
profuma a me accanto il
gelsomino,
intenso come allora
nel tuo
sguardo.
© GdL
giovedì 14 giugno 2018
Perché
più acuto il senso si fa
dell'infinito,
la
dissolvenza si rinnova al
cadere
del giorno – o quanto amato
giorno
che ancora mi catturi !
Dura
battaglia cedere al destino,
assecondarlo
forse più conviene.
E
raccogliere allora stille di sereno,
quante
ancora ne riservi la sorte.
Perché
più acuto il senso si fa
dell'infinito,
vale
dimenticarsi, da se stessi fuggire.
Non di
Narciso rinchiudersi allo specchio,
bensì
guardarsi intorno, alzarsi come
vola
materno cibo al nido appena nato.
Ritrovarsi
in un volto, di adulto o di
bambino,
cogliere in una voce sconosciuta
la tua
risata stessa, o il tuo lamento.
Così
più dolce il senso si fa
dell'infinito
© GdL
lunedì 11 giugno 2018
Al CREPUSCOLO
"Hai mai notato", le disse guardandola, "come si accendono i colori dei fiori nel crepuscolo di un giorno sereno? I rossi, i viola, i rosa, gli screziati, tutti, tutti i colori sembrano trarre dalla fine della luce una nuova forza, come se liberi finalmente dalle offese del giorno, dalla prepotenza del sole, potessero esprimere tutta la propria bellezza. Non vivrebbero senza luce e sole, ma in quel momento magico del passaggio dal giorno alla notte si sentono padroni, nel silenzio che investe la natura , di affermare una loro verità, cui di giorno non si fa caso". Si volse verso chi le stava accanto, sembrandole di aver parlato difficile. Non ci fu reazione.
"Vedi", continuò, " nel cielo c'è una striscia sottile di nube, ancora leggermente dorata. Non ti sembra che così pudica intrecci un dialogo con i colori dei fiori?" Le parve di avere esagerato, guardò di nuovo chi le stava accanto: nessuna reazione. "Forse è così anche per gli uomini", riprese. "Forse bisogna essere al declino per dare il meglio di sé, senza più condizionamenti, senza preoccupazione di mostrarsi in un modo o in un altro. Guarda quel fiore rosso: ha qualche petalo appassito, di giorno si noterebbe, ma ora si vede solo la pienezza della sua forma , il rigoglio compiuto della sua linfa."
Tornò a guardarla: il capo reclinato , la sua vecchiezza.
Non seppe mai se l'aveva ascoltata, e capita.
(c) GdL
martedì 5 giugno 2018
GABBIANI
Basso
ai vetri un intreccio di ali - i gabbiani -
al
battello che attracca.
Fu,
prima, la lingua di terra osservata
profilarsi
di lenti colori, ora questo sussulto
mi
scuote come assedio improvviso.
Le ali
bianche vicine, l'aperto buttarsi
di
croce risalente di botto in traiettorie
oscure,
le ali sfiorate, l'occhio fisso alla preda,
poi
l'urto evitato sul vetro.
Resto
immobile come io fossi la preda,
l'oggetto
ignaro ed ottuso di sconosciute
ragioni
- i gabbiani - messaggeri inquietanti.
E
all'attracco l'omologato scenario,
chincaglierie
variopinte, mi trova
svuotata,
tra masse vacanziere qui
-o
altrove - a cercare qualche ora di oblio.
La
conca più verde, il fiore più bello, il
mare
più azzurro non mi sa cancellare
tondo
lo sguardo su di me del gabbiano.
Complimenti
i
|
©
GdL